giovedì 24 maggio 2018

Coscienza morale e verità nel magistero del Cardinale Carlo Caffarra

Coscienza morale e verità nel
magistero del Cardinale Carlo Caffarra
Livio Melina

Rome Life Forum, Angelicum 
18 maggio 2018

Nella esortazione apostolica Amoris laetitia, Papa Francesco auspica che «la coscienza delle persone (sia) meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio» (n. 303). Ha anche aggiunto che «naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore». Ma che cosa significano precisamente queste affermazioni?
1. Primato della coscienza?
C’è chi ha voluto intenderle come invito ad un radicale “cambio di paradigma” (Paradigmenwechsel), da mettere in opera in tutta la teologia morale cattolica, un punto di svolta, in cui la Chiesa riconosce finalmente il primato della coscienza, al punto da relativizzare le norme, che andrebbero quindi non semplicemente applicate, ma sempre interpretate soggettivamente e in maniera diversa a seconda delle situazioni e circostanze, che solo la coscienza può conoscere e valutare. Senza dover negare le norme, questa ermeneutica del “discernimento caso per caso” diventerebbe la chiave “pastorale” offerta da Amoris laetitia, per poter finalmente fare pace con tutto il magistero morale sulla vita e la sessualità, in particolare con quello di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, smussandone le pretese normative eccessive, condannate come rigidità rigoristica. Non ci sarebbe bisogno dunque di cambiare la dottrina di Humanae vitae sulla contraccezione, di Evangelium vitae sull’aborto e sull’eutanasia, di Donum vitae sulla procreazione artificiale, basterebbe interpretarle pastoralmente, lasciando alla coscienza l’autorità di discernere nel caso particolare.

mercoledì 23 maggio 2018

Conte presidente del Consiglio «incaricato». Quale sovranità potrà prevalere?

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato della formazione del nuovo governo il prof. Giuseppe Conte, che ha accettato - come da formula di rito - con riserva. Il premier incaricato, giurista, nella comunicazione successiva, ha sottolineato di voler agire da "avvocato difensore del popolo italiano". 
Condivido il commento di un lettore: «I grillini sono una invenzione delle lobbies finanziarie, fortemente appoggiati dagli USA. La Lega invece è sempre stata coerente sui temi dell'interesse nazionale ma oggi è minoritaria in questo accordo che ha spaccato il centrodestra. La trasformazione sovranista dei grillini mi risulta misteriosa e il cappio al collo grillino che Salvini si è messo mi pare illogico. Però niente in politica è come appare. Vedremo dai fatti le ragioni e i rischi di questo governo».
E aggiungo che della comunicazione del Presidente incaricato mi inquieta il passaggio sull'unione bancaria... Dice di voler essere avvocato del popolo italiano, ma mi pare che ci sia incompatibilità nel difendere, allo stesso tempo, l'unione bancaria! (... sono consapevole della necessità di confermare la collocazione europea e internazionale dell’Italia Il governo dovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso sui temi del bilancio europeo, della riforma del diritto d’asilo e del completamento dell’unione bancaria.)
Così a caldo di un presidente sinistrorso introdotto a Firenze nonché dei grillini non mi fido molto... ma vedremo! Avvocato difensore degli italiani, anche in Europa, mi pare una buona premessa.
19 maggio - Fontana e Giorgetti alla Marcia per la Vita
Voglio fidarmi di Salvini e dei suoi collaboratori. Specialmente di Giancarlo Giorgetti, che domenica 20 maggio era alla Messa delle 9:00 a Santa Trinità dei Pellegrini. Mi ha dato l'impressione di una persona che conoscesse perfettamente la liturgia del Vetus Ordo, dal momento che non si guardava intorno per seguire il comportamento dei presenti, ma anzi quasi lo anticipava. Ad un certo punto ha anche attraversato obliquamente la navata per accendere un cero. Ha assistito fino alla fine, compresa la lettura dell'inizio del Vangelo di Giovanni e le preghiere finali. In definitiva, immagino che la Messa nell'antico Rito Romano sia fra le sue abitudini. Inoltre, il giorno precedente, insieme a Lorenzo Fontana, era alla Marcia per la vita.

FFI La grande accusatrice offre scuse formali: ha scritto "cose non vere" sui laici

Mentre si avvia al quinto (!) anno il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, senza che si veda per ora una possibile soluzione a questa straordinaria vicenda, che resterà insieme ad altri atti di imperio al limite dell’arbitrio (vedi Ordine di Malta) come una delle macchie su questo Pontificato, c’è da registrare un fatto importante, nel castello di accuse e diffamazioni che hanno avvelenato questa storia.
Loredana Volpi, la nipote del primo commissario, padre Fidenzio Volpi, coautrice insieme con Mario Castellano del libro “Verità e giustizia per padre Fidenzio Volpi. Una oscura vicenda nel Pontificato di Papa Francesco” ha ammesso di aver scritto cose non provate e di contenuto diffamatorio nei confronti dei responsabili delle associazioni di laici che sostengono i Francescani dell’Immacolata e padre Stefano Manelli, che ha compiuto 85 anni ed è ancora in “reclusione” ordinata dal Vaticano.

Obbedienza e resistenza nella storia e nella dottrina della Chiesa

Obbedienza e resistenza nella storia
e nella dottrina della Chiesa 

Roberto de Mattei

Rome Life Forum
Angelicum – 18 maggio 2018

Parlare di resistenza nella storia e nella dottrina cattolica non significa in alcun modo fare l'apologia della disobbedienza e della ribellione. Al contrario io farò l'apologia dell'obbedienza. E' dalla virtù dell'obbedienza, non dalla disobbedienza, che discende la liceità della resistenza cattolica alle autorità familiari, politiche e religiose, quando esse violano la legge divina e naturale. 
Questa premessa è necessaria, perché dobbiamo evitare il pericolo di assumere un atteggiamento psicologico di contestazione verso l'autorità, che non ha nulla a che fare con la fede e con la morale cattolica.

martedì 22 maggio 2018

Reggio-Emilia: un commento a caldo - Cristiano Lugli

Massimo Camisasca, presiedendo la “veglia anti-omofobia” di Regina Pacis, è intervenuto con un discorso di circa 15 minuti. Come prevedibile, avendo corso troppo, da buon democristiano è corso ai ripari facendo un discorso che, se ascoltato con orecchie di chi vuole raccogliere le briciole salvabili da una triste vicenda dove si è dato modo di sbeffeggiare Cristo e la Chiesa, può sembrare persino ortodosso. 
Il coraggio è stato più di quello previsto, ma purtroppo ormai è tardi e, comunque, resta gravissimo l’aver non solo permesso lo scandalo, ma anche averlo presieduto. Poche ora prima, non contento, il parroco di Regina Pacis ha ribadito in un’intervista che la Chiesa deve aprirsi all’omosessualità e alle nuove terminologie. 
Anche le multinazionali del tabacco, d’altronde, lasciano che si scriva sui pacchetti “il fumo nuoce gravemente alla salute”.
Ma, dopo aver visto il crocifisso arcobaleno di fianco al nome di un vescovo, ogni parola è oro colato per chi vorrebbe sanare l’insanabile.

Fermatelo, marcia per la vita...


Li scansano come appestati, li trattano come monatti. Ma le persone che ieri [Roma, sabato 19 maggio] hanno sfilato nella marcia per la vita pensano quel che pensava l’umanità e la civiltà cristiana in particolare, da sempre. Pensano che la nascita sia un bene e l’aborto un male, che la vita sia da difendere e la morte procurata sia da scoraggiare, che la natura vada rispettata e la volontà del singolo non possa avere valore assoluto. È così criminale questo modo di vedere, è così eversivo? Si può anche non condividerlo, o semplicemente non sentirsi dall’una o dall’altra parte, ma non c’è nulla di torvo, di maligno, di liberticida in questo.

Cessazione dall’ufficio di Romano Pontefice

Riprendo di seguito uno scritto del canonista Gianfranco Ghirlanda, apparso su La Civiltà Cattolica in concomitanza con la notizia dell'abdicazione di Benedetto XVI. Interessante per gli spunti di riflessione, a partire dai casi di vacanza della Sede romana, redatti in un momento in cui ancora non sussisteva l'attuale pontificato.
Il documento fa parte della nutrita serie di articoli che trovate indicizzati qui.

Dal quaderno n 3905 del 2 marzo 2013 de "La civiltà Cattolica", pp. 445-462. 
Gianfranco Ghirlanda S.I.*

Cause della vacanza della Sede Romana

La vacanza della Sede Romana si ha in caso di cessazione dall’ufficio da parte del Romano Pontefice, che si verifica per quattro ragioni:
  1. morte; 
  2. certa e perpetua pazzia o totale infermità mentale; 
  3. notoria apostasia, eresia o scisma; 
  4. rinuncia.
Nel primo caso la Sede Apostolica è vacante dal momento della morte del Romano Pontefice; nel secondo e nel terzo dal momento della dichiarazione da parte dei Cardinali; nel quarto dal momento della rinuncia.

lunedì 21 maggio 2018

monsignor Gullickson, nunzio in Svizzera: «Antiquior è migliore»

Articolo di monsignor Gullickson, pubblicato il 10 dic 2017 sul suo blog Montem Myrrhae [qui]

[...] Qui in Svizzera, il 2017 mi ha offerto tre occasioni - tutte mariane - di celebrare la Messa tradizionale: a Fischingen, una solenne messa papale in occasione di un pellegrinaggio per il centenario delle apparizioni di Fatima; a Sankt Pelagiberg, una messa prelatizia per il Santissimo Nome di Maria; e in questi giorni, a Friburgo, di celebrare l'Immacolata Concezione nella Basilica di Nostra Signora. Questi tre momenti hanno avuto un impatto positivo, davvero caldo e rassicurante, nel mio cuore. Non c'è dubbio che una persona deve tenere il suo cuore pronto a riceverli in questo modo, ma, in ogni caso, la Tradizione o meglio, dovrei dire, la Beata Vergine, ha conquistato il mio cuore nel più delicato dei modi.

Pur senza avere una tale cattedra, vorrei dire ex cathedra che il Vetus Ordo è il modo in cui un vescovo deve celebrare il Santo Sacrificio della Messa. La messa tradizionale, in tutta la sua solennità, porta veramente il vescovo. L'immagine allegata lo illustra abbastanza bene: resto seduto lì al centro, con le mie vecchie ginocchia coperte, e mentre il suddiacono legge il Vangelo in francese, lo ascolto mentre aspetto di pronunciare la mia omelia. Nel Novus Ordo, in seminario, durante l'apprendimento della Messa nei corsi di omiletica, mi è stato insegnato ad essere vivace, ad essere proattivo ... Nel Vetus Ordo la liturgia - con Cristo, il Re Sacerdote, Maria, tutti gli angeli e tutti i santi - mi trasporta nella maniera più sollecita e mi permette di essere cambiato, trasformato, veramente trasformato, in Gesù Cristo. La liturgia porta via il vecchio che è in me e mi rende immagine di qualcosa di cui non sono degno e per cui, dall'inizio alla fine, ripeto il mio Domine, non sum dignus e il mio Miserere nobis  ! È così giusto e adatto alla mia età!

domenica 20 maggio 2018

Il vescovo Schneider su un “Sillabo degli Errori” per la Chiesa moderna

Nella nostra traduzione potete leggere di seguito il testo integrale della interessante intervista - rilasciata da Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Santa Maria in Astana, a Maike Hickson di OnePeterFive - che passa in rassegna le principali questioni sul tappeto in ambito ecclesiale che coinvolgono il nostro impegno quotidiano di riaffermazione della Verità. L'intervistatrice, nel suo preambolo, considera le parole del vescovo una nuova sorta di “Sillabo degli Errori” per la Chiesa moderna, che costituisce sostanzialmente una correzione fraterna di alcune delle gravi distorsioni della Fede che continuano a circolare non corrette negli ambienti ecclesiali e tra i fedeli.

All'inizio dell'anno, i rappresentanti della Conferenza episcopale tedesca hanno proposto una benedizione delle coppie omosessuali. Quale risposta dare alla luce della dottrina cattolica?

Impartire una benedizione ad una coppia omosessuale significa benedire il peccato non solo degli atti sessuali extraconiugali, ma ciò che è ancor peggio, di atti sessuali tra persone dello stesso sesso, benedire cioè il peccato di sodomia, che è considerato da quasi tutta la storia umana e dall'intera tradizione cristiana come un peccato che grida al cielo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1867). Perché un tale peccato urla al cielo? Perché annulla, contamina e contraddice direttamente la natura e l'ordine della sessualità umana nella mutua complementarità dei due sessi, com'è stata creata dalla infinita saggezza di Dio. Gli atti omosessuali o le relazioni omosessuali sono direttamente contro la ragione e ogni logica, e contro l'esplicita volontà di Dio.

Spunti di meditazione

Ci scrive un lettore.

Le virtù teologali sono la fede, la speranza e la carità. Si chiamano virtù teologali perché sono un dono non uno sforzo dell’uomo. È sbagliato quindi frustrarsi pensando di essere incapaci di fede, di speranza o di amore. Nessuno ci dice che ne dobbiamo essere capaci automaticamente, ci viene piuttosto detto che bisogna essere capaci di domandare e di accogliere questi doni. Liberi da quest’ansia da prestazione veniamo ricollocati con gioia davanti a un Dio che vuole darci questi tre doni. È l’intento di Gesù nel Vangelo quando dice esplicitamente: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. 
  • Quando pensi di non aver fede non perdere tempo a colpevolizzarti, domandala al Signore. 
  • Quando pensi di non avere speranza non perdere tempo a fingere di essere ottimista, domandala al Signore. 
  • Quando pensi di non avere amore, non perdere tempo nel sentirti sbagliato domandalo al Signore. 
In questo domandare Dio risponde attraverso il Figlio. Gesù è la maniera che Dio ha di donarci questi tre doni. I sacramenti sono il Figlio. Soprattutto nell’Eucarestia noi riceviamo una scorta di fede, di speranza e di carità. Riceverla però non ci assicura che la useremo.